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Una patologia poco conosciuta. Spesso i suoi sintomi vengono sottovalutati, ecco di che si tratta.

Avete mai sentito parlare della vulvodinia?
Si tratta di una patologia ancora poco conosciuta che affligge moltissime donne. Si tratta di un dolore cronico localizzato a livello dei genitali esterni anche se non ci sono lesioni visibili.
E’ una sorta di bruciore, fastidio, irritazione vulvare che porta anche a secchezza vaginale e a impossibilità di avere un rapporto sessuale soddisfacente.
Il fastidio maggiore si prova in seguito alla pressione e al contatto, ma anche quando i muscoli della vagina si contraggono.
Vediamo insieme di capire qualcosa in più riguardo a questo disturbo spesso sottovalutato.
La vulvodinia può nascere in maniera spontanea oppure in seguito all’inserimento di tamponi vaginali, ad una visita ginecologica o ad un rapporto sessuale.
Può presentarsi in qualsiasi periodo della vita di una donna, dalla pubertà alla menopausa, anche se è più frequente in età fertile.
I sintomi principali della vulvodinia sono dolori pungenti e pulsanti, secchezza, irritazioni, dispareunia e prurito nella zona genitale.
Queste sensazioni possono essere avvertite in tutta la vulva, oppure in zone ben precise, come ad esempio nel vestibolo, cioè nell’apertura della vagina.
In quest’ultimo caso, si parlerà di vestibolite vulvare, un disturbo che causa dolore solo quando viene compressa la zona che circonda il vestibolo e che si riconosce per l’evidente rossore alle piccole labbra e intorno al bordo esterno dell’imene.
I disturbi provocati dalla vulvodinia possono essere costanti o intermittenti e possono durare anche per mesi, anche se il tessuto vulvare non sempre appare infiammato e gonfio, anzi nella maggior parte dei casi ha un aspetto normale.
Nei casi peggiori, la patologia riesce ad influenzare il vestiario e ad inibire l’attività sessuale. I pantaloni troppo stretti e le calze potrebbero infatti rendere insopportabile il dolore e il prurito, così come gli spasmi dei muscoli che circondano la vagina provocano moltissimi disagi durante il sesso.
Tutte queste sensazioni contribuiscono a generare una serie di disfunzionalità emotive negative, come un senso di inadeguatezza, alterazione dell’immagine corporea, paura di non valere come donne o frustrazione di non essere capaci.
Come curare la vulvodinia?
E’ evidente che la vulvodinia provoca moltissimi disagi nella vita quotidiana ed è dunque importante rivolgersi ad uno specialista nel momento in cui si avvertono i primi sintomi, così da trovare subito le cure migliori.
Solo il ginecologo può individuare la diagnosi corretta attraverso una visita o un tampone, dopo aver escluso altri problemi come le infezioni batteriche, la candida o disturbi più gravi come il diabete.
Purtroppo non esiste una terapia efficace per ogni donna e, nella maggior parte dei casi, si punta ad alleviare i sintomi. Solitamente si utilizzano i farmaci per alleviare i dolori, delle creme anestetiche, delle iniezioni per bloccare i nervi o ancora degli esercizi per rafforzare il pavimento pelvico.
Se però il dolore è localizzato nell’anello imenale, bisogna procedere con l’intervento chirurgico per rimuovere la pelle e i tessuti colpiti dalla malattia.
La vestibolectomia è però considerato un’operazione superata e quasi mai presa in considerazione.
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