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Dare l’ultimo saluto, dire addio o chiudere una tappa importante della propria vita è sempre difficile. Ancor di più in una società come quella attuale, in cui neghiamo la morte, la schiviamo, la evitiamo e la scansiamo in tutti i modi possibili. Ma, alla fine, ad un certo punto della nostra vita, bisogna guardare in faccia la realtà ed affrontarla. Negare la morte non è una buona strategia, poiché vuol dire farsi un’idea sbagliata dell’esistenza.

Crediamo di essere immortali e che le malattie, gli incidenti e tutto questo genere di cose, accadano solo agli altri, non a noi; ovviamente non è così. Tutti finiremo per invecchiare, ammalandoci e poi morendo, è la normalità, la natura delle cose, ed è un beneficio per il funzionamento dell’Universo, è così che deve essere.

Fino a un po’ di tempo fa, avevamo una mentalità molto più tollerante nei confronti della morte. Era persino normale che morissero alcuni figli in una famiglia molto numerosa e tale atteggiamento di tolleranza ci permetteva di sopportare l’addio e il dolore in modo molto più sano. Questo non vuol dire che fosse un’esperienza piacevole, bensì che venisse vissuta come una fase della vita, come il prezzo da pagare per aver avuto la fortuna di conoscere il mondo.

Da cosa dipendono il dolore sano e quello malsano?

Il dolore è un processo necessario per poter superare una perdita. Non parliamo solo di perdita di una persona, ma anche di un lavoro, della salute o del partner. La tristezza, essendo un’emozione sana, deve giocare un ruolo da protagonista: ci aiuta ad elaborare quanto vissuto, a lenire le ferite dell’anima affinché, passato un po’ di tempo (più o meno tra i 6 e i 12 mesi), possiamo riprendere con normalità la nostra vita.

Capita che viviamo il dolore in modo corretto e che ci inseriamo bene in una delle sue tappe. Va detto che le tappe del dolore sono diverse (negazione, rabbia, senso di colpa, accettazione, ecc.) e, a seconda della persona, vengono vissute tutte oppure no.

Vivere il dolore in maniera sana o malsana dipende in particolar modo da ciò che diciamo a noi stessi a proposito della morte o di una perdita. Dipende anche da come affrontiamo e come agiamo nella nostra nuova vita, spoglia di quel qualcosa o qualcuno che se n’è andato.

Scrivere una lettera di addio

Nell’ambito terapeutico, vengono usate molte tecniche, le quali si basano sia sulle emozioni sia sui pensieri e i comportamenti, con lo scopo di migliorare ed avanzare nel processo del dolore. Una di queste tecniche consiste nello scrivere una lettera per dire addio a quello che non c’è più nella nostra vita. Può essere indirizzata ad una persona defunta, a un lavoro perso, alla nostra salute o a qualsiasi cosa che percepiamo come una perdita importante.

Scrivere una lettera è un metodo di esposizione, il cui obiettivo è diminuire lentamente l’intensità delle emozioni e farci sentire una nostalgia sana, non una depressione malata né rabbia, ansia o sensi di colpa.

È molto importante perché ci sono emozioni negative, come la tristezza, che sono nostre alleate e che ci aiutano ad elaborare quello che sta accadendo, per attivare le nostre risorse e trovare una soluzione, per quanto possibile.

Tuttavia, ci sono altre emozioni che ci bloccano e ci impediscono di affrontare la situazione. Lungi dal risolvere il problema o relativizzarlo, ci provocano un malessere esagerato che non ci permette di pensare e agire con chiarezza e a nostro beneficio.

Come dire addio?

Come fare per scrivere a qualcosa o qualcuno che non c’è più? Come dire addio? Prendete carta e penna e immaginate che quello che avete perso sia ancora lì, nella vostra realtà psicologica, nonostante ormai non esista più nella realtà fisica.

Iniziate salutandolo, dicendogli come vi sentite dalla sua partenza e concludete esprimendo la vostra gratitudine per tutto il tempo che avete passato assieme. Adesso quel qualcosa non c’è più ed è triste, ma bisogna anche considerare quanto sia stato meraviglioso aver avuto la fortuna di essere entrati in contatto, di esservi divertiti, di aver passato assieme tempo di qualità e poi, come sempre nella vita, è arrivata la fine.

La tappa si è conclusa, è questa la realtà, ma pensate che ci sono persone che non hanno avuto nemmeno l’opportunità di vivere certe esperienze che avete vissuto voi. Per questo motivo, la lettera deve concludersi in modo positivo, grato, deve esprimere un atteggiamento di apprezzamento, perché ora siete consapevoli che tutto nella vita ha una fine. Quindi salutate ciò che è stato, poiché non tornerà.

Man mano che farete quest’esercizio di esposizione scritta e allontanerete ciò che concerne la perdita, le vostre emozioni saranno sempre meno intense, frequenti e durature e la vostra capacità di affrontarle migliorerà notevolmente. Vi sarete adattati alla situazione reale, l’avrete accettata e tollerata tranquillamente, nonostante continuerete a ricordare il passato con affetto e una buona dose di nostalgia.

FONTE: lamenteemeravigliosa.it



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