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Punito fino alla morte un bimbo di 5 anni reo di avere fatto la pipi al letto.

E’ quanto è successo in un paesino nel nord-ovest della Francia dove i genitori sono stati arrestati per “violenza volontaria su un minore”.

Il patrigno e la madre di Yanis, questo è il nome della piccola vittima, “morto nella notte tra domenica e lunedì a Aire-sur-la-Lys (nel dipartimento del Passo di Calais nel nord-ovest della Francia) a causa di una punizione per aver urinato a letto, sono stati detenuti in custodia cautelare”, ha detto ieri il procuratore di Boulogne-sur-Mer.

I due sospetti sono stati incriminati martedì sera sera: il patrigno, Julien, per “omicidio volontario di un minore sotto i 15 anni” e “violenza volontaria su un minore sotto i 15 anni da una persona in autorità”; mentre la madre, indicata con il nome Emily e l’iniziale del cognome I. per “astensione volontaria di evitare un crimine”.

Il primo rischia l’ergastolo, la seconda una condanna a cinque anni di reclusione e 75.000 euro di multa.

Il decesso è avvenuto dopo “una punizione” che obbligava il bimbo a correre fuori nella notte.

E così, il piccolo Yanis è stato costretto a correre una distanza di “diversi chilometri lungo il canale La Lys”, dove è stato scoperto il suo corpo dopo essere caduto “più volte”, come aveva indicato la procura di St-Omer. La morte del bambino sarebbe dovuto, come è stato rivelato un autopsia, da trauma cranico causato da violenza intenzionale.

“Il decesso per danno cerebrale secondario a diversi impatti causati dai colpi di una torcia” inflitti dal patrigno fino a quanto non è stata rotta la stessa torcia, come ha spiegato in una conferenza stampa il procuratore di Boulogne-sur-Mer, ora responsabile delle indagini, Pascal Marconville.

Il padre descritto “come un survivalista (persona che crede in una fine vicina dell’umanità) che sogna di vivere in comunità con i suoi quattro cani” e “non recepisce necessariamente la gravità dei fatti” ha aggiunto il procuratore.

Per quanto riguarda la madre, “è in un altro mondo”, ha continuato il responsabile delle indagini, aggiungendo che la donna aveva spiegato in udienza che le punizioni inflitte regolarmente dal patrigno a suo figlio erano “per il suo bene e per mettere a posto le sue idee”.

La madre, 23 anni, e il patrigno di 30, entrambi disoccupati, stanno insieme dall’agosto del 2015 e non erano noti ai servizi sociali della città.

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