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Asportare la tiroide senza lasciare cicatrici sul collo, nemmeno i piccoli segni dell’intervento chirurgico mininvasivo. È possibile all’ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda, secondo centro italiano dopo l’ospedale di Circolo Fondazione Macchi di Varese ad aver introdotto la tecnica innovativa che consente di rimuovere la tiroide passando dal cavo orale.

Ideata in Thailandia e validata da un gruppo di studio internazionale, a Peschiera l’adozione della tecnica si deve al dottor Andrea Casaril, responsabile dell’Unità operativa di Endocrino-chirurgia, che dopo aver frequentato corsi specialistici a Bangkok, Singapore e poi a Varese, ha iniziato ad applicarla a giugno. L’acronimo inglese è «Toetva», che in italiano sta per «tiroidectomia endoscopica transorale con approccio vestibolare».

«Vengono eseguite tre piccole incisioni nella parte interna del labbro inferiore: da quella centrale si entra con uno strumento che scende sotto l’osso del mento e serve a gonfiare il collo con dell’aria per allargare lo spazio operatorio, visibile attraverso una telecamera applicata allo stesso strumento», spiega Casaril. «Dalle incisioni laterali entrano invece gli strumenti operatori, gli stessi impiegati nella tecnica mininvasiva. Con la Toetva la dimensione massima della ghiandola tiroidea da rimuovere può arrivare a dieci centimetri: a seconda della grandezza, la tiroide può essere sezionata prima di essere asportata, totalmente o una metà a seconda della parte malata».

Continua Casaril: «Il vantaggio è estetico. Procedure e strumenti sono gli stessi della tecnica mininvasiva e si preserva sempre il nervo laringeo che innerva le corde vocali».

La Toetva non può essere applicata su tutti i pazienti: come nella tecnica mininvasiva il discrimine è dato dalla grandezza della tiroide, che nel caso di gozzi importanti può essere operata solo con la tecnica tradizionale.

Ai benefici estetici si aggiungono anche quelli sul decorso post operatorio.

«La sutura all’interno del labbro provoca solo un po’ di fastidio e dopo una settimana è completamente rimarginata», spiega Casaril, «ma ciò che mi ha stupito è che i pazienti non hanno dolore postoperatorio, solo gonfiore fisiologico e passeggero. Questo perché a livello anatomico dove operiamo non ci sono terminazioni nervose».

All’ospedale di Peschiera i pazienti operati con la nuova tecnica sono tre.

«Abbiamo selezionato casi che rispondevano a specifici criteri, per validare la tecnica e prendere dimestichezza», sottolinea il medico.

I tempi dell’intervento sono simili a quelli della tecnica mininvasiva, un’ora e mezza circa, riducibili con l’esperienza. A testimoniare l’assoluta novità della Toetva è la sua diffusione, limitata ma in espansione.

«Oggi sono solo 25 i centri al mondo che la applicano, tra cui sei negli Usa, due in Italia e oltre una decina in Asia», informa Casaril.

Curiosa l’origine della tecnica, nata in Thailandia un paio d’anni fa per motivi religiosi più che estetici.

«Per questioni religiose: in Oriente tendono a non fare incisioni sul collo, se non assolutamente obbligati», chiarisce Casaril. Il motivo è che secondo il pensiero orientale sul collo si trova il chakra della gola, uno dei sette centri energetici in cui si ritiene risieda l’energia divina.

Una curiosità: un’altra tecnica per evitare lesioni sul collo è la tiroidectomia robotica, che permette di raggiungere la tiroide attraverso un’incisione sull’ascella. «Noi non l’abbiamo introdotta perché è controversa e più delicata, passando vicino alla carotide e alla giugulare», evidenzia Casaril, «la Toetva sfrutta il cavo orale, una via molto più naturale, vicina, che non utilizza robot ma gli stessi strumenti della laparoscopia». articolo da :Katia Ferraro

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