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Si continua a discutere della sorte di Sofia Zago, la bambina morta di malaria dopo essere stata ricoverata presso l’Ospedale Santa Chiara di Trento.

Un’inchiesta de La Stampa fa affiorare alcune ipotesi, affidate al primario del reparto di Malattie infettive, Claudio Paternoster. Secondo il medico una possibile spiegazione potrebbe riguardare una valigia portata in ospedale da una paziente che era stata ricoverata insieme ai figli in quanto affetti da malaria dopo un viaggio in Burkina Faso. Un’ipotesi che viene definita “non troppo preoccupante”.

Nel frattempo è già in atto l’opera di disinfestazione presso il reparto di pediatria al quarto piano della struttura.

Secondo la ricostruzione delle autorità Sofia era stata portata dai genitori al pronto soccorso di Portogruaro, nelle vicinanze del campeggio di Bibione dove stavano trascorrendo le vacanze: febbre altissima, che ha costretto poi allo spostamento a Trento, fra il 16 e il 21 agosto, luogo in cui risiede la coppia.

Proprio in quei giorni erano ricoverati nella struttura altre quattro persone affette da malaria in forma non grave: due dei tre figli minorenni della donna del Burkina Faso erano ricoverati proprio nelreparto di pediatria, dove Sofia è stata spostata per curare il diabete riscontratole.

Rimane ancora da capire come la bambina possa aver contratto la malattia, estremamente rara nel nostro Paese (tra i 700 e gli 800 casi all’anno, di cui il 99% dovuti a importazione).

Prova a rispondere Paternoster, che parla di tre possibilità: contagio con il sangue, attualmente smentita dalle verifiche effettuate, una zanzara presente nella valigia incriminata, oppure una zanzara autoctona, nata proprio in Trentino, per quanto la zona sia tutt’altro che paludosa, clima indispensabile per la proliferazione della malattia.

Si attendono le analisi dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma, che confronterà il genotipo della ragazza con quella degli altri pazienti. In caso coincidessero si potrà parlare di contagio effettivo.

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